Arlecchino

Arlecchino<< Un pezzo di pane, due pezzi di pane, tre pezzi di pane>> rifletteva così Arlecchino, a voce alta. Seduto all’ombra di un muraglione, con le gambe incrociate e, negli occhi, la visione di qualcosa da mettere sotto i denti.
Ogni giorno la stessa storia, fra le vie di Bergamo a cercare un padrone o a trovare un pranzetto.

In paese tutti lo conoscevano e in cambio di qualche lavoretto, Arlecchino tirava a campare. Oggi consegna una lettera per conto del lattaio dall’altro capo di Bergamo e ci guadagna una fiaschetta di latte. Ieri accompagnava il figlioletto del fruttivendolo e ci guadagnava quattro patate.

E domani chi lo sa, forse su o forse giù, in città od in campagna, per riempire la sua pancia, qualche cosa troverà >>.

 

La maschera di Arlecchino nasce nel XI secolo e a metà del 1700 approda sul palcoscenico del teatro dell’arte. Il nome deriva da mitologici personaggi francesi, mentre l’ironia e la scaltra ingenuità sono tutte italiane. E’ un servo in continua ricerca di un padrone al quale offrire il suo servizio in cambio di sostentamento, anche se la voglia di lavorare è quasi inesistente. Su questi concetti chiave si plasma una figura al limite della sfacciataggine, devota a scherzi e furberie per “ottenere senza dare”. Come detto, Arlecchino è sì un personaggio scaltro, ma troppo ingenuo allo stesso tempo. Il risultato è una lunga serie di marachelle e la pancia sempre vuota. E’ la maschera di Bergamo, precisamente di Bergamo bassa; discende dunque più antica tradizione del buffone di corte medievale e raggiunge l’apice della fama grazie a Carlo Goldoni. E’ proprio attraverso le sue opere che viene impresso nella memoria dello spettacolo italiano, a teatro prima e nel carnevale poi.

… da vedere:

Per collocare meglio la figura di Arlecchino nel suo tempo e fra la sua gente, ma soprattutto per conoscere meglio i tratti distintivi del suo carattere, ci facciamo aiutare da Giorgio Strehler, noto regista teatrale italiano del secolo scorso:

 

 … da leggere:

Arlecchino servitore di due padroni

 

Se siete rimasti affascinati dalla maschera di carnevale più colorata d’Italia potete approfondirne la conoscenza leggendo l’opera di Goldoni che l’ha resa così popolare: Il servitore di due padroni.

Su Amazon trovate sia il formato cartaceo che l’e-book.

 

La lingua di ArlecchinoSe invece volete scoprire dettagli strettamente legati ad Arlecchino, potete lasciarvi “illuminare” da Tristano Martinelli, ossia  il primo attore teatrale ad avere interpretato la maschera di Bergamo. In relazione alla libertà d’azione lasciata dal generico canovaccio, Martinelli fu il primo a elaborare lingua e comunicazione di Arlecchino, che Mariangela Gisano si è proposta di raccontare nel libro intitolato La lingua di Arlecchino.

Non fatevelo sfuggire.

 

Arlecchino di Dario FoE se non avete ancora soddisfatto la vostra sete di informazioni, potete rimediare leggendo Arlecchino, opera illustre del premio nobel italiano per la letteratura Dario Fo. Un incredibile scorcio di curiosità e descrizioni come omaggio da parte di un estimatore di prima classe varesino ad un abitante a dir poco bizzarro bergamasco.

Compratelo subito!

 

… da colorare:

Arlecchino da colorare

 

Lasciate che anche i vostri bambini si avvicino alla curiosa maschera bergamasca con matite e pennarelli alla mano. Nessuna maschera di carnevale italiana è più azzeccata di questa per dare spazio alla loro colorata fantasia.

Stampate subito l’immagine di Arlecchino in bianco e nero.

 

 

 … da cantare:

Oppure cantante con loro la filastrocca di Arlecchino birichino:

 

… da incorniciare:

Il carnevale di ArlecchinoSe amate il travestimento e la festa, potete portare il carnevale in casa vostra tutto l’anno grazie alla stampa artistica di Joan Mirò, che rappresenta appunto Il carnevale di Arlecchino in formato 80×60 cm.

Compratelo subito e date un tocco “arlecchinesco” anche alla vostra casa.

 

 

 … da visitare:

La casa di ArlecchinoE se vi trovaste un giorno a viaggiare nei pressi della Val Brembana, ricordate che nel borgo medievale di Oneta, a San Giovanni Bianco, potete visitare anche la casa-museo di Arlecchino, per conoscerne meglio le abitudini e i luoghi dove visse l’icona più colorata e irriverente del carnevale italiano.

Scoprite i dettagli.