Le maschere di carnevale italiane

Le maschere italianeSono molte le storie antiche che hanno smesso di essere tramandate, così come sono altrettante quelle accantonate o “storpiate” dall’immaginario collettivo.
Oggi nel nostro Paese si parla molto di creatività e rilancio della cultura dal basso, ecco perché qui abbiamo deciso di regalarvi un viaggio curioso che attraversa le nostre regioni a cavallo delle maschere di carnevale italiane più conosciute, partendo dal teatro come radice del fenomeno che ancora oggi, una volta all’anno, colora e riempie le piazze d’Italia.

 

La maschera di carnevale italiana nasce circa nel 1750 in ambito teatrale, quando la commedia viene definita “dell’arte”, cioè del mestiere, della capacità di produrre con le proprie mani. Al posto della sceneggiatura troviamo il canovaccio, cioè una sorta di traccia sulla base di cui, gli attori improvvisano e interpretano personaggi del quotidiano. E’ il punto di inizio della storia goliardica di maschere come il Dottor Balanzone (Bologna), Pulcinella (Napoli), Arlecchino e Brighella (Bergamo), Colombina e Pantalone (Venezia), Stenterello (Toscana), Gianduia (Torino), Meneghino (Milano), Rugantino (Roma), Capitan Spaventa (Liguria) e molti altri.

Quando, negli anni che seguirono, le maschere andarono perdendo la loro ironia, diventarono protagoniste di un lento ma graduale spostamento dalla ribalta al retroscena, diventando poi l’icona del carnevale, così come lo conosciamo noi oggi.

Di seguito presentiamo “la sfilata” di alcune delle maschere di carnevale che hanno conservato la loro integrità fino ai giorni nostri:

 Arlecchino

Arlecchino

Maschera bergamasca che si associa all’idea di variopinto e colorato. L’abito che indossa è frutto proprio della fantasia della sua povera mamma la quale, non avendo quattrini per comperare un vestito al figlio, gli cucì addosso quest’insieme di stoffe colorate, miscelandole senza criterio. Possiamo definirla dunque povera gente, ma se la maschera è giunta fino a noi, lo si deve proprio a questa manovra azzeccatissima di “bassa moda”.
Meneghino

Meneghino

Maschera milanese inconfondibile per il cappello a tre punte e la parrucca alla francese. Meneghino è un servitore rozzo, ma di buon cuore che non si lascia intimidire dai vizi dell’aristocrazia, anzi non perde occasione per prendersene gioco.
Pantalone

Pantalone

Mercante veneziano che non si lascia vincere dall’età avanzata; la figura è piuttosto comica e ispirata alla figura di Dongiovanni senza donne al seguito, anzi spesso diventa proprio per questa ostentazione di se stesso, oggetto di derisione e beffe da parte delle altre maschere.
Balanzone

Balanzone

Dottore bolognese di immensa fama e dalle straordinarie competenze mediche, almeno secondo lui. Le chiacchiere che regala ai suoi pazienti, in un italiano a metà fra il latino e il dialetto, sono molto più elaborate delle cure che somministra. Non sa chi sia Ippocrate ma conosce bene l’arte oratoria della Magna Graecia.
Pulcinella

Pulcinella

Famosa maschera napoletana, è forse una delle più antiche del nostro Paese, la cui fama non ha faticato a farsi largo anche nel resto d’Europa. Incarna la sofferenza della vita popolana, senza togliere spazio a vizi e virtù della borghesia partenopea. Di poche parole, ma taglienti, è un capo saldo della rappresentazione dell’arte teatrale.
Gianduia

Gianduia

Maschera piemontese, incarna la gentilezza e il buon senso. Figura di bocca buona, indossa, come il collega Meneghino, il cappello a tre punte, accompagnato dalla parrucca francese. Si discosta per serietà e risolutezza, dalla maggior parte delle altre maschere.
Colombina

Colombina

Maschera veneziana, “diventa donna” sotto l’occhio attento di Pantalone, il quale la cura come una figlia. Fin dalle origini è l’amata di Arlecchino; dolce e delicata, è però sempre pronta a bisbigliare dispetti e spettegolezzi nelle orecchie di comari e cortigiane.